La Legge di Bilancio 2026 si inserisce in un contesto normativo fortemente influenzato dalla riforma fiscale in corso e rappresenta, sotto il profilo sistemico, un atto di consolidamento degli obiettivi delineati dal legislatore nella delega del 2023. La proroga dei termini per l’adozione dei decreti attuativi ha dato respiro alla riflessione tecnica, ma al tempo stesso ha accresciuto le aspettative nei confronti di un disegno di razionalizzazione che, finora, ha prodotto interventi frammentati e talvolta disomogenei.
Commenta il commercialista Michele Massimo Donato Monteleone (Aosta, Catania): “l’ambito delle imposte dirette subisce un’ulteriore revisione, in continuità con il percorso avviato nel 2024, e la rimodulazione degli scaglioni IRPEF e il tentativo di ricondurre a sintesi la disciplina delle detrazioni evidenziano una volontà semplificatrice, che tuttavia si scontra con la complessità delle situazioni reddituali composite.”
“L’incidenza delle addizionali regionali e comunali, in particolare – continua Monteleone – continua a generare effetti regressivi che mal si conciliano con l’obiettivo di equità orizzontale.”
Per i lavoratori autonomi e i titolari di redditi misti, la gestione delle detrazioni si conferma problematica, specie in assenza di una riforma complessiva della base imponibile.
Sul fronte dell’IRES, la manovra introduce una logica premiale, legando l’accesso alle agevolazioni a comportamenti virtuosi quali l’assunzione a tempo indeterminato e l’incremento degli investimenti in beni strumentali e ricerca. La super-deduzione del 130% per le assunzioni di soggetti svantaggiati è confermata, ma soggetta a regimi di certificazione rafforzata che ne rendono la fruizione subordinata a un’attività di compliance formalizzata e non priva di margini di contenzioso.
Degno di nota è il rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione, non tanto sul piano sanzionatorio quanto su quello degli strumenti di controllo e monitoraggio. Commenta il dottore commercialista Michele Massimo Donato Monteleone: “viene ampliato il perimetro del concordato preventivo biennale, con una ridefinizione dei parametri di accesso e una spinta alla collaborazione ex ante tra contribuente e fisco. In parallelo, cresce il ruolo della compliance digitale, con nuove funzionalità nei portali dell’Agenzia e un accento sempre più marcato sull’analisi dei dati in tempo reale. Il sistema di adempimento collaborativo, in tal senso, viene potenziato ma resta limitato alle imprese di maggiori dimensioni.”
Nel comparto IVA e imposte indirette, si segnala l’avvio di un processo di accorpamento normativo attraverso l’introduzione di Testi Unici tematici. È un primo passo verso la codificazione delle discipline tributarie, attesa da anni, che pone l’interprete di fronte a un bivio: aggiornare le proprie competenze in ottica sistemica oppure subire l’obsolescenza degli schemi interpretativi pregressi.
Per quanto riguarda la riscossione, le modifiche intervenute non appaiono rivoluzionarie, ma segnano un orientamento verso forme più snelle e meno penalizzanti di recupero del credito tributario. Le disposizioni in materia di dilazione e compensazione, tuttavia, restano condizionate a provvedimenti attuativi che potrebbero ridurne l’efficacia pratica.
La principale criticità della legge resta dunque nella sua attuazione. La stratificazione normativa e la continua necessità di interventi chiarificatori da parte dell’Amministrazione finanziaria impongono un’attenzione tecnica costante da parte dei professionisti, chiamati non solo a interpretare, ma anche a contestualizzare le norme nel quadro evolutivo della riforma complessiva.
La Legge di Bilancio 2026 si configura più come un esercizio di transizione che come una vera svolta. Per i commercialisti e i consulenti tributari rappresenta un banco di prova ulteriore in termini di aggiornamento, capacità di lettura sistemica e gestione del rischio interpretativo. Una manovra di medio respiro che richiede però una visione di lungo periodo.